I primi della classe in Europa ratificano per ultimi il Fondo salva stati

Rajoy fa il paladino dell’austerity per rassicurare i mercati. Il governo conservatore del primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, ha annunciato ieri il quinto pacchetto di misure d’austerity in nove mesi. Secondo diversi osservatori la decisione ha l’obiettivo di evitare, o quantomeno limitare, condizioni penalizzanti da parte delle organizzazioni internazionali a fronte di una richiesta di intervento della Banca centrale europea, previo ricorso al Meccanismo europeo di stabilità (Esm).
17 AGO 20
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Rajoy fa il paladino dell’austerity per rassicurare i mercati. Il governo conservatore del primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, ha annunciato ieri il quinto pacchetto di misure d’austerity in nove mesi. Secondo diversi osservatori la decisione ha l’obiettivo di evitare, o quantomeno limitare, condizioni penalizzanti da parte delle organizzazioni internazionali a fronte di una richiesta di intervento della Banca centrale europea, previo ricorso al Meccanismo europeo di stabilità (Esm). Il governo, che sta affrontando una nuova ondata di proteste popolari, ha approvato una manovra da 35-40 miliardi di euro che si compone per il 58 per cento di nuovi tagli e per il 42 di un aumento delle tasse. L’obiettivo dichiarato è incontrare i target di riduzione del deficit previsti per il 2013 (4,5 per cento del pil). Entro fine anno Madrid promette di approvare anche una riforma delle pensioni che adegui maggiormente l’età pensionabile alle aspettative di vita. Madrid deciderà se chiedere aiuti, ha detto ieri il ministro dell’Economia, Luis de Guindos, solo dopo avere ricevuto tutte le informazioni disponibili sulle condizioni da rispettare. Alle quattro regioni che hanno richiesto l’aiuto da parte dello stato centrale, ieri si è aggiunta la Castiglia: chiederà 848 milioni di euro.

Bruxelles approva ma le Borse restano incerte. Le misure annunciate “sono un passo ulteriore importante per affrontare le sfide” della Spagna, secondo il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn. Le Borse europee, dopo una giornata contrastata, hanno chiuso sopra la parità a seguito delle perdite di mercoledì. Sono rimasti in territorio negativo i listini di Madrid e Atene. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è sceso a 366 punti base. Nell’asta sui titoli a 5 e 10 anni di ieri è calato il rendimento medio sui titoli decennali al 5,24 per cento dal 5,82 dell’asta di agosto.

I primi della classe in Europa ratificano per ultimi il Fondo salva stati. Ieri è arrivato il sigillo definitivo da parte della Germania al Meccanismo di europeo di stabilità (Esm). Dopo la sentenza positiva della Corte costituzionale, è arrivata la firma del presidente della Repubblica federale tedesca, Joachim Gauck. Berlino era l’ultima capitale a dovere ratificare l’accordo e lo ha fatto alle condizioni dettate dalla Corte che ha blindato a 190 miliardi il possibile contributo tedesco al Fondo con la clausola che il Parlamento mantenga un costante monitoraggio sul processo. “E’ una pietra miliare dello scudo finanziario europeo”, ha detto il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, confermando l’insediamento del direttivo dell’Esm il prossimo 8 ottobre a seguito del vertice dell’Eurogruppo in Lussemburgo.

La Germania è ancora un’oasi di occupazione. La disoccupazione nella prima economia dell’Eurozona è calata di mezzo punto percentuale nel mese di settembre al 6,8 per cento, contro una media europea del 10,4 per cento (a luglio).

Rallenta l’economia americana, ma Obama chiede agli elettori di non tornare al passato. Nel secondo trimestre del 2012, il pil statunitense è cresciuto meno rispetto ai tre mesi precedenti. L’aumento è stato dell’1,3 per cento, secondo il Bureau of Economic Analysis, contro il più 2 per cento fatto segnare da gennaio a marzo. A un mese dalle elezioni, il presidente in carica, Barack Obama, ha ammesso: “Non siamo ancora dove dovremmo essere e molte cose devono ancora esser fatte. Ma stiamo cercando di farle”. E ha aggiunto: “Non vogliamo politiche che ci riportino al passato e che hanno prodotto l’attuale crisi”.

Glencore esce dalla partita per salvare l’Alcoa di Portovesme. Le richieste della società anglo svizzera “non sono compatibili” con le norme europee, ha specificato una nota del ministero dello Sviluppo. Glencore chiedeva un prezzo dell’energia di 25 euro a MHW contro i 35 proposti. In linea teorica per l’impianto sardo restano interessate altre cinque società.
ASIA URBANA. Sebbene sia statisticamente provato che dove si registra un maggiore tasso di urbanizzazione c’è anche una maggiore diffusione del benessere, le prime economie asiatiche (Cina, India e Indonesia) sono a un punto critico. Non è detto, avvertono gli economisti della banca svizzera Julius Baer, che a un’espansione urbana corrisponderà un’eguale distribuzione del reddito. Al momento, i tre giganti asiatici sono ancora indietro in entrambi i parametri.